La revisione del cosiddetto “Auto‑Paket” da parte del Parlamento europeo ha riaperto una battaglia sulle regole per le auto aziendali che riguarda direttamente automobilisti, gestori di flotte, concessionari e reparti paghe in Germania e Austria. Le modifiche proposte combinerebbero un obiettivo UE sul CO₂ più morbido con requisiti a livello nazionale per l’elettrificazione delle grandi flotte aziendali — una mossa che metterebbe sotto pressione sussidi nazionali e la valutazione fiscale delle auto aziendali ("Sachbezug").
Cosa è successo
In ottobre e a fine ottobre le commissioni del Parlamento europeo hanno negoziato un pacchetto che indebolisce l’obiettivo 2035 proposto dalla Commissione e aggiunge disposizioni volte ad accelerare la transizione elettrica nelle flotte aziendali. Una bozza emersa nei colloqui di commissione abbasserebbe l’obiettivo accessorio di riduzione del CO₂ a circa il 87,5–90% invece di un divieto assoluto, introducendo al contempo obiettivi a livello nazionale per le auto aziendali elettriche a partire dal 2030. Quelle posizioni di compromesso sono state riportate dai media di settore il 20 e il 27 ottobre e riassunte dagli analisti come un accordo tra i gruppi moderati del Parlamento.
Il processo è ancora aperto: la commissione ambiente e la commissione trasporti del Parlamento hanno programmato ulteriori votazioni per i primi giorni di novembre, e il dossier passerà a sede plenaria più avanti in autunno — date e testo definitivo sono ancora in fase di negoziazione mentre i gruppi politici finalizzano i compromessi. La commissione ambiente doveva esaminare parti del pacchetto nei primi giorni di novembre.
Cosa significa per il mercato
Per Germania e Austria l’effetto più immediato è politico: una decisione UE che includa obiettivi nazionali per le flotte elettriche costringerebbe operatori di flotte a capitale intensivo — gruppi di vendita al dettaglio, catene logistiche e grandi datori di lavoro — ad accelerare i cicli di sostituzione o a fronteggiare nuove pressioni regolamentari. Ciò rende la tassazione delle auto aziendali e gli incentivi nazionali all’acquisto una leva di politica industriale tanto quanto di equità fiscale. Germania e Francia sono già stati attori centrali nella ricerca di compromessi sulle regole UE, sottolineando l’impatto diretto per le flotte tedesche e per i costruttori con ampia produzione interna.



