Il governo austriaco ha riattivato una “Spritpreisbremse” biennale di due mesi: il ministero delle finanze ha confermato una riduzione della Mineralölsteuer (MÖSt) di 6,7 centesimi per litro e un tetto ai margini di 3,5 centesimi per ottobre e novembre 2026 — un sollievo complessivo alla pompa di circa 12 centesimi una volta calcolata l’IVA. La misura interessa gli automobilisti su entrambi i lati del confine tra Germania e Austria, i gestori di distributori indipendenti e i dibattiti politici sulla tassa sul CO₂ che aggiunge ancora all’incirca €0,13–0,16 per litro.

Cosa fa la legge (e come è stata approvata)

Il Nationalrat ha approvato una stretta modifica che consente al ministro delle finanze di ridurre la MÖSt fino a €67 per 1.000 litri (6,7¢/l) per singoli mesi di calendario e autorizza una regolazione governativa dei margini; il pacchetto è stato redatto per applicarsi a ottobre e novembre 2026. I parlamentari hanno sostenuto che la mossa attenuerà in modo modesto l’inflazione; il governo afferma che il taglio è finanziato da entrate IVA superiori alle attese e da un anticipo una tantum sui prelievi legati alla crisi energetica. Il riassunto parlamentare osserva che la misura potrebbe ridurre i prezzi alla pompa di circa 0,2 punti percentuali dell’inflazione complessiva.

Il cancelliere Christian Stocker ha difeso la misura come un intervento mirato anti‑inflazione, mentre il ministro delle finanze Markus Marterbauer ha inquadrato i limiti ai margini come una difesa contro i “profitti da crisi” dei grandi gruppi petroliferi. Gli oppositori nel settore avvertono che il tetto sui margini colpirà più duramente i distributori indipendenti a conduzione familiare: come ha dichiarato il portavoce per il commercio dell’energia della WKÖ, Jürgen Roth, “Wer Wettbewerb will, darf jene nicht bestrafen, die ihn überhaupt erst ermöglichen.”

Chi guadagna — e chi perde

Ai mediani di ottobre il prezzo tipico in Austria era circa €1,87 per Super95 e €2,16 per diesel; dopo il taglio della MÖSt i meccanismi e i dettagli dei prezzi forniti dal ministero delle finanze mostrano che lo Stato incassa ancora approssimativamente €0,83–0,85 per litro (imposte + prelievo CO₂ + IVA) mentre la componente prodotto/market share rimane più ampia della componente fiscale. Per molte famiglie il risparmio apparente è ridotto: i calcoli delle ONG per la mobilità stimano il sollievo biennale a circa €7–8 al mese per auto (a seconda del carburante e della percorrenza). I critici affermano che lo schema è socialmente regressivo — i guidatori con più chilometraggio e redditi più alti catturano la maggior parte del beneficio — e che il carburante più economico potrebbe stimolare il transito di camion.